Nirmala Yoga Ostia

Ass. Cult. Natura Armonia e Benessere di Ostia Lido – Roma

Musicoterapia

Cosa è la Musicoterapia

La musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera persona, in corpo, mente, e spirito. La musicoterapia, utilizza il suono, la musica, e il movimento (danza per esempio), dei canali di comunicazione nel mondo interno dell’individuo, e quindi anche nel nostro corpo sottile, fatto di Chakras e Nadis (canali energetici). Gli operatori di musicoterapica cercano cioè di sbloccare questi Chakras e Nadis attraverso l’espressione strumentale sonora, compreso il canto, essendo il nostro corpo da molti considerato in India, il più antico strumento musicale. Difatti anch’esso può emettere suoni,  che fra l’altro partendo dall’interno, hanno un accesso molto più diretto ai nostri sistemi interni. In Sahaja Yoga abbiamo adottato la musica classica, indiana ed occidentale, per migliorare lo stato dei nostri Chakras, e quindi la nostra salute anche fisica, ma soprattutto per approfondire il nostro stato meditativo. Abbiamo scelto dei musicisti in particolare, quelli che crearono e creano musica avendo o avendo avuto già la Kundalini risvegliata, perché abbiamo visto che le loro musiche aiutano la nostra meditazione. Ma anche qui c’è da scegliere, perché ci sono tante variabili, specialmente per la musica classica occidentale, vale constatare la qualità vibratoria degli esecutori e delle loro esecuzioni. Fra i musicisti occidentali raccomandiamo soprattutto Mozart, Bach, Vivaldi, Beethoven e Tchaikovsky. Per la musica Indiana, che merita assolutamente un discorso a parte, apriamo ora un lungo capitolo, in quanto essa è nata in forma di ringraziamento ed offerta al Divino.

DIO E LA MUSICA

Shri Mataji: 02 – 02 – 1983  _ New Delhi 

La Musica èvenuta dall’ amore di Dio per noi.  Non è musica se non èper  l’ amore di Dio. Da sempre la Musica serve per adorare Dio.  Anche Maometto ha detto: “La musica deve essere fatta per adorare Dio”. Ai tempi di Shri Krishna tutta la musica era fatta in forma di “Ras”. “Ra” è energia, e “S” vuol dire Santo.  Shri Krishna suonava e cantava con Rada questi Ras ed in tal modo mettevano in moto una circolazione di energia con la quale si integravano a vicenda; ma la gente non capisce, vuole usare la musica per scopi sensuali e ciò è completamente anti – Dio.  Questo potere, questa forza della musica, viene data a noi per adorare Dio, nientaltro. La musica classica in India è basata sull’ OM.  Quando la Kundalini arriva al Vishuddhi Chakra emette tutti i suoni delle 16 vocali della lingua sanscrita.  Queste 16 vocali che vengono dai 16 sotto-Chakra, o petali dello stesso Vishuddhi sono i ‘beeja’ (seme) mantra del Vishuddhi Chakra. Tutte le vocali provengono da qui, e quando cantiamo delle canzoni sporche (o in qualche modo indegne) roviniamo il nostro Vishuddhi chakra. Per questo motivo coloro che cantano delle canzoni sporche bevono anche l’ alcool perché non possono farlo senza cercare di nascondersi agli occhi di Dio. Così la musica e l’alcool hanno cominciato ad andare di pari passo. In Occidente la musica ha rotto con la propria tradizione, perchè non c’ è stata una sensibilità sufficiente per riconoscere che la Musica è fatta solo per Dio.  Tutta la musica deve essere fatta per adorare Dio.  Tutti i ‘ragas’ (modelli melodici della musica indiana) devono essere fatti per adorare Dio. In India, non abbiamo un sistema di ‘namas’ (preghiere mussulmane) per i diversi periodi dell’ anno, ma  abbiamo un tipo di musica per le diverse ore della giornata.  Ad ore diverse deve essere suonata musica diversa in cui viene rappresentato un certo tipo di stato d’ animo e tutti gli stati d’ animo devono avere un rapporto con Dio.  Non ci sono altri stati d’ animo in cui lo Spirito possa gioire.  Non ci sono altri stati d’ animo in cui una persona possa provare gioia. Il nostro sistema musicale è estremamente scientifico perchè prende la forma di… in realtà la Kundalini si muove, nelle varie ‘sapta swaras” (swaras =  note, sapta = progressione).  Queste sette swaras sono incorporate nei nostri sette chakra.  Cominciamo con SA, poi RE, GA, MA (madre), PA, DA, NI, anche il mio nome comincia con NI.  Queste sette swaras sono incorporate nei sette chakra, e messe insieme con quelle degli altri chakra che abbiamo, fanno circa dodici swaras. Nessuno ha capito, però, il vero significato della musica. Sharadar, la Deità di Saraswati   è Colei che porta il messaggio del Virata dentro di noi, e ci insegna come dobbiamo cantare.  Ci dice ciò che conta per Dio; come le melodie furono create.  Le melodie sono fisse: non potete cambiare le melodie o le note, perchè è stato scoperto che lo Spirito si risveglia in quei punti precisi.  L’ hanno scoperto attraverso le vibrazioni.  Hanno scoperto cantando che questo era il sistema.  Suonavano la ‘’vina’ (strumento musicale) e hanno scoperto le swaras esatte: le swaras che ci avrebbero fatto sentire bene. Sapete che le persone che vengono dall’occidente non capiscono la musica indiana al livello mentale, ma la comprendono al livello spirituale, perchè il loro Spirito si riempie di gioia, e cominciano a fluire le vibrazioni. Il senso della musica, questa descrizione della musica fu dato daShri Krishna.  E’ Lui che ha insegnato i ‘tala’ (ciclo ritmico).  Naturalmente si può dire che Shri Shiva è Colui che danza il tala; ma Colui cheha descritto il tala per gli esseri umani, che ha diffuso il messaggio nel modo in cui doveva essere il tala, è stato Shri Krishna, tramite la Sua danza. Egli continuava semprea danzare il tala, il Suo modo stesso di stare in piedi suggeriva il fatto che Egli continuava danzare il Tala.  E il fatto che suonasse il ‘moorli’(flauto) suggerisce che la musica è l’ essenza dell’ amore di Dio.  La Sua musica vi dà un’idea dell’ amore di Dio, che vi calma, che vi pulisce, che vi rende felici, che vi dà gioia.

Lezione sul canto del Mantra OM del Dr. Arun Apte

Bija Mantras

I Bija Mantra sono i suoni prodotti dalla rotazione dei chakra (ricordiamo che i chakra sono delle ruote d’energia — tipo gli elettroni attorno ai nuclei degli atomi per farci un’idea), che ruotano con differenti frequenze e quindi producendo differenti suoni. Mentre i Bija Akshar sono i suoni corrispondenti ai diversi aspetti dei chakra (petali o valenze) e si percepiscono quando la Kundalini passa attraverso si essi.

Gli antichi meditanti erano riusciti ad interiorizzare a tal punto la propria attenzione da poter vedere e sentire i propri chakra; da qui sono derivati questi suoni che poi sono diventati l’alfabeto del sanscrito, detto Devanagari (letteralmente devanagari significa “linguaggio parlato dagli dei”), che è stato usato anche per l’hindi.

Ora riporteremo questi mantra e un possibile esercizio di pronuncia secondo l’accademia di Vaitarna in India, sotto la guida del maestro Arun Apte. Il dr Arun Apte aveva cominciato questa scuola di musica terapia cui tutti potevano partecipare ed imparare queste interessanti tecniche per poterle riproporre al mondo intero.

Nota importanti:

  • la lettera H non è muta, ma va pronunciata come in inglese;
  • le lettere con il puntino sotto (tipo ḍa o ṭa) sono ‘palatali’, ovvero vanno pronunciate spingendo la lingua contro il palato (un po’ come in inglese); da e ta (senza puntino sotto) sono ‘dentali’ si pronunciano come le nostre da e ta ;
  • alla fine di ogni sillaba vediamo una M, essa rappresenta un suono nasale finale che in genere viene rappresentato come un puntino sopra il carattere originale devanagari, detto anusvara;
  • visarga è invece una fricativa H posta dopo una vocale e indicata con ‘:’( fricativa è ogni consonante la cui articolazione richieda non una chiusura momentanea ma solo un restringimento del canale vocale, tale che la corrente d’aria passandovi produca un rumore come di fruscio) 
  • ‘sha’ viene pronunciato scia in italiano, mentre ‘cha’ si legge cia; 

Video lezione per la pronuncia delle vocali dell’alfabeto Devanagari

 

Mantras Meditation

Mooladhara Chakra

Om Om Om Om

Oooooommmmm  –  Lam Lam Lam Lam – Oooooommmmm  –  Sham , Vam , ṣam, Sam

Swadisthana Chakra

Oooooommmmm  –  Vam Vam Vam Vam

Oooooommmmm  –  Bam, Bham , Mam , Yiam, Ram, Lam

Oooooommmmm

Manipur (Nabhi) Chakra

Oooooommmmm  –  Ram Ram Ram Ram Ram Ram Ram Ram Ram Ram

Oooooommmmm  –  ḍam , ḍham , ṇam , Tam, Tham, Dam, Dham, Nam, Pam, Pham                               

Anahat (Hriddaya) Chakra

Oooooommmmm  –  Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam Yam

Oooooommmmm  –  Kam, Kham, Gam, Gham, Hgam, ṅam, Chham, Jam, Jham, ñam, ṭam, ṭham

Vishuddhi Chakra

Oooooommmmm – Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham, Ham

Oooooommmmm – Am, Aam, Im, Iim, Um, Uum, Hrum, Hruum, Rlam, Rlam, Em, Aim, Om, Aum,  Am, Aham  –  Oooooommmmm

Agnya Chakra

Oooooommmmm – Ham, Ksham, Oooooommmmm – Ham, Ksham,

Oooooommmmm – Ham, Ksham, Oooooommmmm – Ham, Ksham,

Sahasrara Chakra

Oooooommmmm

Auoõom   Auoõom Auoõom  Oooooommmmm

Cliccando sulle foto in basso, si aprono dei link con degli esercizi con Arun Apte rispettivamente sui Bija Mantras e sul SA RE GA, la scala musicale indiana.

Come nella musica occidentale, anche nella musica indiana esistono sette note principali, con i rispettivi semitoni, e che insieme formano una scala completa di 14 toni. Nella tabella possiamo vedere la corrispondenza delle varie note ai  Chakras, nel loro aspetto centrale, destro e sinistro. Si possono notare anche le corrispondenze fra note indiane ed occidentali, dove al “Komal” corrisponde il nostro semitono “Bemolle” ed  al “Tivra” corrisponde il nostro semitono “Diesis”. Nella musica indiana il bemolle, cioè komal, viene indicato sottolineando la nota (es.: La bemolle, ovvero  Komal Dha, viene indicato come Dha), mentre il diesis viene indicato accentando la nota. Quando incontriamo una nota con un puntino sopra, vuol dire che essa appartiene all’ottava superiore, mentre quando il puntino è sotto, la nota appartiene all’ottava inferiore.

Scale ascendendenti e discendendenti Tre canali

Uso dei Bija Mantras per attivare i cinque elementi nei Chakras

 Se vogliamo attivare gli elementi in uno dei Chakras, allora possiamo cantare il Bija Mantra del Chakra per il numero di volte corrispondente al suo numero di petali, seguito dall’Om cantato sulla nota Sa. Aggiungiamo poi il Bija Mantra del Chakra corrispondente (come nello specchietto a lato) per il numero di volte corrispondente al suo numero di petali, sempre seguito dall’Om cantato sulla nota Sa. Per esempio, se vogliamo attivare gli elementi nel Nabhi Chakra, possiamo cantare Ram 10 volte, seguito dall’Om cantato sulla nota Sa. Aggiungiamo poi il Bija Mantra del Chakra corrispondente (Vishuddhi) per 16 volte, sempre seguito dall’Om cantato sulla nota Sa.

La tradizione musicale dell’India

La tradizione musicale dell’India è antica di secoli, il primo trattato che ci è rimasto risale  almeno al quinto secolo dopo Cristo, se non a un’epoca precedente. Gli invasori mussulmani, che si erano stabiliti nell’India settentrionale durante il dodicesimo secolo dopo Cristo, parlavano con ammirazione e rispetto della musica Indiana come di una delle glorie della cultura di quel Paese. Essi stessi esercitarono un’enorme influenza sulla tradizione musicale locale e di conseguenza negli ultimi quattrocento anni ci sono stati due tipi distinti di musica in India, quello del Nord (Hindustani) e quello del Sud (Karnatak). Ma tutti e due i tipi hanno molto in comune: gli elementi di base sono la melodia e il ritmo, perché armonia, progressione di accordi e contrappunto non hanno mai attirato l’orecchio indiano. Per cui gli elementi fondamentali sono il raga, il tala e l’accompagnamento. Non si può fare una descrizione breve e contemporaneamente accurata del raga, è costituito da una serie di note (non una scala e nemmeno un modo) che compiono un movimento ascendente e discendente, con l’inclusione di microtoni e di accenti su note particolari. Si possono avere cinque, sei, sette o più note, ma non necessariamente lo stesso numero nella fase ascendente e discendente. Questo movimento ascendente e discendente è ulteriormente complicato dall’uso di note accidentali e di un moto sinuoso. Se si dovesse parlare in termine di scale si potrebbe dire che, mentre nella musica occidentale si potrebbe dire che, mentre nella musica occidentale abbiamo famigliarità con le scale maggiori, minori e quelle melodiche minori, i raga hanno venti forme, di cui solo la metà viene di solito usata. Una descrizione più accurata del raga dovrebbe anche parlare del momento della giornata in cui viene eseguito, e sullo stato d’animo relativo. Ci sono diverse centinaia di raga ma solamente una cinquantina vengono usati comunemente. Se il raga fornisce il linguaggio o la struttura che organizza e governa la melodia, il tala fa la stessa cosa per il ritmo che è creato dalle tabla (tamburi). Un tala può essere descritto come un gruppo di colpi ritmati. I tala Hindustani sono costituiti da sei, sette, otto, dieci, dodici, quattordici o sedici colpi ritmati, e quest’ultimo tipo è il più comune e viene chiamato tintal. I colpi in un tintal sono raggruppati e accentati in modo caratteristico ma l’enfasi maggiore è sempre sul primo, che viene chiamato sam e che è anche l’ultimo del tala, si potrebbe aggiungere che il tintal è diviso in gruppi di quattro battute: 4+4+4+4. Il primo, il secondo e il quarto gruppo si possono dire accentati, il terzo relativamente senza accento. Benché il sam sia quello a cui si dà più enfasi, non è necessariamente suonato con un accento eccessivo tutte le volte: può anzi essere proprio la sua assenza di accentazione a caratterizzare il pezzo. Questa descrizione piuttosto rozza del tala non esprime di certo le sottigliezze dell’esecuzione, né più né meno di quanto si riesca a parole ad esprimere le sottigliezze espressive di un raga.

Alap. Nella tipica esecuzione di musica classica hindustani, per prima cosa il raga viene sviluppato da un assolo dello strumento melodico solista (sitar, sarod, sarangi o altri) e ciò può durare anche metà esecuzione. Ci sarà una sequenza invariabile di tre parti, con un tempo che passerà da molto lento a piuttosto veloce: alap, jor e jhala. L’alap è la parte più lunga e più importante, una lenta, seria ed estesa esposizione del raga senza accompagnamento e senza una precisa cadenza ritmica che riflette di fatto lo stile vocale, di solito seguendo uno schema ascendente che parte dalla nota più bassa del raga.

Jor e Jhala. La parte seguente, jor, è caratterizzata da un ritmo regolare, lento all’inizio, ma che diventa più veloce via via che ci si sposta impercettibilmente verso la parte più energica, jhala, che non ha tanto a che fare con l’esposizione della melodia, quanto con l’intento di creare un clima di eccitazione.

Ghat. Ci può essere poi una pausa nell’esecuzione, per accordare gli strumenti, o si può continuare con il passaggio improvviso a una melodia limpida da parte del solista che invita il suonatore di tabla a seguirlo. I tamburi da quel momento in poi mantengono il particolare tala, cioè la particolare figura ritmica ciclica spiegata precedentemente, come accompagnamento alle melodie precomposte conosciute con il nome di gat. Dopo l’esecuzione iniziale di una melodia gat (che in genere è lunga come un ciclo di tala) i suonatori passano velocemente all’improvvisazione. Spesso solista e accompagnatore giocano fra di loro scambiandosi i ruoli: il suonatore di tamburo esegue il tala mentre il solista improvvisa, oppure il solista espone un gat senza abbellimenti mentre l’accompagnatore si esibisce come improvvisatore.

I musicisti si possono anche impegnare in uno scambio che è una sfida all’imitazione: il solista suonerà una serie di frasi melodiche, sfidando l’accompagnatore a riprodurle ritmicamente. Il gat viene suonato con crescente complessità e intensità e termina con un jhala. Ma sempre, infallibilmente, l’esecuzione farà ritorno alla matrice eterna del Sà, la prima nota del raga, da cui è emersa. La melodia e l’accompagnamento si fondono in un unico suono e le corde del tambura che hanno fornito un incessante sottofondo per tutto il pezzo, sono le ultime a fare udire la loro vibrazione. La sequenza alap, jor, jhala e gat di un’esecuzione strumentale è la più nota al pubblico occidentale, e può durare un tempo che va dal quarto d’ora (in questo caso si tratta di una semplice dimostrazione) a un’ora.

Questa è la scala delle note indiane con le corrispondenti occidentali, ma bisogna considerare che nella musica indiana sono presenti oltre ai semitoni, anche i quarti di tono, chiamati “Shruti”

(komal = bemolle    tivra = diesis)

Tradizionalmente ci sono nove tipi diversi di Rasa, con possibili variazioni. Ragas vengono eseguiti anche seguendo il tempo, ovvero le ore o le stagioni, ed anche il “Rasa”, cioè il sentimento, l’umore che si vuole trasmettere (mood in inglese), il modo d’interpretare il raga. A seguire lasciamo alcuni esempi principali al riguardo.

Oltre questi nove, c’è il “Bhakthi  Rasa,” il sentimento della  devozione. Per lo più invocano questo Rasa i Ragas usati negli Slokas, nei Vedas, ed ogni volta si ha a che fare con qualcosa di divino o spirituale. Questi rasa hanno delle note predominanti le quali sono state ispirate dai versi degli animali.

Qui sotto riportiamo alcuni schemi ed illustrazioni che mostrano come i Ragas abbiano corrispondenze con Chakras, Canali Energetici  e Note Musicali, e come i Ragas aiutino a curare alcune malattie.

Sotto invece riportiamo una lista di strumenti usati nella musica classica Indiana con a fianco i Chakras sui quali hanno effetto.

Le combinazioni di note ascendenti e discendenti,  danno poi 10 Thaats (gruppi di Ragas), che fanno ognuno riferimento ad un Raga principale, caratterizzato ognuno da una particolare scala.

I Thaats danno origine a tutti i ragas. Aroha ed Avaroha sono le scale ascendente e discendente in un raga. Devono avere un minimo di 5 swaras (note). Il raga avrà note che vengono definite Vadi (Re, principale), Samvadi (Regina, o Ministro) , Anuvadi ( Praja / soggetto) e Vivadi (nemico) swaras. In un raga quando le scale aaroha o avaroha hanno tutte e sette le note sono chiamate sampoorna; se la aroha o avaroha hanno sei note sono chiamate shadav; se la aaroha o avaroha cinque note sono chiamate auduv.

Nello specchietto sotto c’è una dettagliata divisione dei principali Ragas con l’orario in cui vengono eseguiti:    

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